UNIONE EUROPEA - Bocciata la norma italiana sul reato di clandestinità

La Corte di Giustizia del Lussemburgo considera la pena della reclusione per gli irregolari introdotta dalla normativa italiana nel 2009 in contrasto con la direttiva comunitaria sui rimpatri "nel rispetto dei diritti fondamentali". L'organismo invita il giudice nazionale a disapplicare la legge.

La norma - spiegano i giudici europei - e' in contrasto con la direttiva europea sui rimpatri dei clandestini. Secondo la corte, gli stati membri non possono introdurre una pena detentiva - per ovviare all'insuccesso di misure coercitive adottate per procedere all'allontanamento coattivo - solo perché un cittadino di paese terzo dopo che gli è stato notificato un ordine di lasciare il territorio nazionale e il termine è scaduto, permane in maniera irregolare su detto territorio.

Il reato di clandestinità introdotto in Italia non è alla sua prima bocciatura. Nel giugno dello scorso anno anche la Corte Costituzionale si era espressa sulla illegittimità dell'aggravante di clandestinità nei confronti degli immigrati irregolari perché "discriminatoria", in contrasto con il principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione "che non tollera irragionevoli diversità di trattamento". Aggravante introdotta col primo "pacchetto sicurezza" del governo, che prevede un aumento di pena fino a un terzo. Allo stesso tempo, però, la Consulta aveva sostanzialmente dato il via libera alla legittimità dello stesso reato di clandestinità, punito con l'ammenda da 5 mila a 10 mila euro.

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