Ultima cima per l'eroe del K2, Walter Bonatti

Era una leggenda. Alpinista, giornalista e scrittore. Indomito, testardo, orgoglioso. Walter Bonatti è morto improvvisamente, ieri sera, a Roma, per una
malattia. Lo riferisce in una nota l'editore Baldini Castoldi Dalai. La salma sarà trasportata a Lecco dove sabato e domenica verrà allestita la camera ardente.

Riassumere in poche righe la vita di Walter Bonatti è quasi una colpa, viste le innumerevoli imprese alpinistiche compiute fin da giovanissimo, quando dopo aver inziato con la ginnastica alla Forti e Liberi aveva portato a termine non ancora ventenne le sue prime scalate sulle Prealpi lombarde. Nei primi anni '50, Bonanni è un bergamasco irrequieto ed indomito che insegue nell'arrampicata le difficoltà estreme, spostando sempre più avanti i limiti, suoi e dell'alpinismo.
Nel 1950 tenta l'ascesa dalla parete est del Grand Capucin con Camillo Barzaghi, ma una violenta tormenta li fa desistere dopo solo poche decine di metri. L'anno dopo ritenta con Luciano Ghigo il Grand Capucin. È il 20 luglio. Questa volta due giorni bastano per coprire quanto scalato l'anno precedente in tre giorni e anche il muro verticale di 40 m viene superato. Ma ancora una volta il tempo volge al peggio e i due alpinisti sono costretti a un ulteriore bivacco in parete, appesi alle corde, in mezzo alla tempesta. Il giorno seguente giungono in cima e raggiungono il Rifugio Torino solo la notte seguente, in mezzo alla tempesta. È la prima volta che una via porta il nome di Bonatti. I festeggiamenti per l'impresa sono funestati dalla notizia della morte della mamma di Walter.
Nel 1953 compie la prima invernale alla parete nord della Cima Grande di Lavaredo e la prima invernale alla Cima Ovest. Poco prima della fine dell'inverno, con Bignami, in due giorni di scalata, raggiunge la vetta del Cervino aprendo una variante direttissima lungo gli strapiombi della cresta del Furggen. Nel 1954 diventa guida alpina.
Nel 1954 è nella spedizione italiana che gli assicura fama mondiale con la conquista del K2: un'impresa per anni al centro di polemiche per il ruolo ricoperto durante la
scalata, nella quale fu costretto a bivaccare a oltre 8.000 metri di quota e si salvò miracolosamente.

La spedizione italiana era capitanata da Ardito Desio, che porterà Achille Compagnoni e Lino Lacedelli sulla cima del K2; Bonatti, con i suoi 23 anni, è il più giovane della spedizione. Il giorno prima che Lacedelli e Compagnoni raggiungano la vetta, Walter Bonatti scende dall'ottavo campo verso il settimo, per recuperare le bombole di ossigeno lasciate lì la sera prima da altri compagni. Con questo carico sulle spalle, insieme all'Hunza Mahdi, risale fino all'ottavo campo e di lì, dopo una pausa ristoratrice, fino al nono campo che nel frattempo era stato allestito da Compagnoni e Lacedelli.
Questi ultimi però, invece di allestire il campo dove era stato previsto la sera prima, in disaccordo con Bonatti, lo fissarono circa 250 metri di dislivello più in alto, rendendo a Bonatti e Mahdi impossibile individuarli e raggiungerli col buio della notte.
Bonatti e Mahdi riescono ad arrivare nei pressi del nono campo poco prima del tramonto, ma non vengono aiutati dai compagni Compagnoni e Lacedelli, che invece di indicar loro la strada per la loro tenda si limitano a suggerire da lontano di lasciare l'ossigeno e tornare indietro; cosa impossibile, visto il buio che incombe, l'enorme sforzo che già hanno sostenuto i due dalle prime ore del giorno, e soprattutto l'inesperienza di Mahdi a quelle quote e su quei terreni. Bonatti e Mahdi si ritrovano così soli a dover affrontare una notte nella "zona della morte" con temperature stimate intorno ai -50 °C, senza tenda, sacco a pelo o altro mezzo per potersi riparare. Solo alle prime luci dell'alba del 31 luglio 1954 i due possono muoversi e ritornare verso campo 8, dove giungono in mattinata; Mahdi riporta seri congelamenti alle mani ed ai piedi, ed in seguito subisce l'amputazione di numerose dita.

Per Bonatti lo scoramento è tale da cercare, dopo, imprese prevalentemente in solitaria. Ardito Desio si rifiuterà sempre di andare in fondo all'accaduto dando solo la sua come unica verità sull'impresa. Ulteriore beffa, il contratto firmato da Bonatti prima della partenza per il K2 gli impedisce di rilasciare interviste e resoconti della spedizione per un periodo di due anni. La versione dei fatti secondo Bonatti viene divulgata solo nel 1961, con la pubblicazione del suo libro "Le mie montagne".
E dopo un lungo caso giudiziario, sia i Tribunali sia lo stesso Cai riconobbero questa versione come l'unica vera.

Negli anni seguenti Bonatti compì altre imprese sul Monte Bianco (pilastro sud-ovest del Petit Dru, la Poire, il Pilone centrale del freney) prima di chiudere la carriera con la prima scalata invernale in solitaria del Cervino nel 1965. Successivamente si
dedicò alle attività di esploratore e reporter.

Bonatti era stato insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce, Ordine al Merito della Repubblica Italiana e di Ufficiale della Legion d'onore francese.

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