Regione Sicilia - Regione Italiana - Capoluogo Palermo

La Sicilia /siˈtʃilja/ è la più estesa isola del Mar Mediterraneo, la settima d'Europa, la quarantacinquesima del mondo. Come ente amministrativo è denominata Regione Siciliana, così come appare sul suo statuto, che è legge costituzionale della Repubblica italiana. È una regione autonoma a statuto speciale. Parte dell'Italia insulare è costituita, oltre che dalla Sicilia, dalle Eolie, dalle Egadi, dalle Pelagie, Ustica e Pantelleria. È la regione più estesa d'Italia (25.710 km²)[1] e la sua isola maggiore.
Ha come capoluogo Palermo ed è abitata da oltre 5 milioni di persone: ciò la rende, nonostante le grandi dimensioni, l'isola maggiore più densamente popolata del Mediterraneo dopo Malta. È l'unica regione italiana ad annoverare due città fra le dieci più popolose del paese: Palermo, quinta, e Catania, decima. È una delle mete turistiche più importanti d'Europa e nel Settecento era l'ultima tappa del Grand Tour, il viaggio che i giovani aristocratici europei, in buona parte britannici, compivano in Europa - molti in Italia - per perfezionare la loro educazione e la loro formazione spirituale.
La Sicilia entra nell'età storica con la colonizzazione greca, che inizia con la fondazione di Naxos, Leontinoi per opera dei Calcidesi e di Siracusa per opera dei Corinzi, circa la metà del VIII secolo a.C.; poco dopo sarebbe stata fondata Cuma, presso l'attuale Napoli, e questa avrebbe fondato Zancle (Messina), Naxos fondò Katane (Catania) e i greci megaresi fondarono Megara Hyblaea. Nella prima metà dell'VII secolo a.C. sorsero Ghelas per opera dei rodio-cretesi ed poi Akrai ed Eloro per opera dei siracusani. Selinunte per opera dei megaresi ed Himera, opera dei calcidesi-zanclei, sorsero a metà del VII secolo. Al principio del VI secolo Akragas (Agrigento) fu fondata dai gelesi mentre i siracusani fondarono Kamarina. Verso la metà del VI secolo a.C. greci di origine calcidese giunsero a Morgantina. Poco dopo i Greci giunsero i Fenici. Nel secolo VI la costa occidentale dell'isola appartiene ai Cartaginesi, fondatori di Zyz (Palermo), Mozia e di Soluto mentre le città di Eryx e Segesta furono fondate dagli Elimi.
La civiltà dei discendenti dei Greci stabilitisi in Sicilia (Sicelioti) è analoga a quella della Grecia propriamente detta. La formazione fondamentale è la “polis”, la città; anche quando si formano Stati più vasti, questi sono pur sempre aggregati alla città. Non pare che nelle città siceliote (come neppure in quelle italiote) vi sia stata mai la monarchia. L'aristocrazia fondiaria tenne generalmente il potere fino alla metà del secolo VI; gareggiò poi con essa la plutocrazia industriale e commerciale. Successivamente al periodo di egemonia aristocratica si ha la lotta tra l'aristocrazia e il popolo, mirante quest'ultimo ad ottenere l'uguaglianza dinanzi alla legge (donde le legislazioni attribuite a personaggi leggendari) e la partecipazione ai diritti politici. L'opposizione all'aristocrazia favorì, come in Grecia, il sorgere dei tiranni, che intorno al 500 a.C. troviamo in quasi tutte le città siciliane.
La Sicilia fu, al pari della Magna Grecia, un centro di cultura greco: ricordiamo Archimede, Caronda, Empedocle, Epicarmo, Gorgia, Sofrone e Stesicoro. Splendida fu la fioritura artistica, specialmente nell'architettura religiosa. Tra la fine del secolo VII e il principio del VI sorsero i primi templi a Siracusa, Agrigento per esempio; nel corso del VI si ebbero le grandi costruzioni dei templi dorici. Con le costruzioni architettoniche si sviluppò la decorazione sculturale: famose sono le metope di Selinunte. L'arte industriale ebbe pure larghissimo sviluppo; di grande valore estetico sono le monete delle città siceliote.
Il primo posto per importanza politica in Sicilia fu Siracusa, che divenne antesignana nella lotta con Cartaginesi ed Etruschi. La sua ascesa risale al principio del V secolo sotto il tiranno Gelone, vincitore ad Imera (ca. 480) dei Cartaginesi, mentre il fratello e successore Gerone sconfisse gli Etruschi a Cuma per mare (474). Dopo la sua morte si ebbe a Siracusa una rivoluzione in senso democratico, che provocò il ristabilimento dell'indipendenza delle città siciliane assoggettate dai tiranni siracusani. Siracusa tuttavia proseguì la sua attività marittima fin nell'Italia centrale. Si ebbe ora in Sicilia un tentativo dei Siculi di liberarsi dal dominio greco e di costituire un regno proprio sotto Ducezio, tentativo che finì per fallire (460-440). Nella seconda metà del secolo V Atene venne a contrastare la potenza della dorica Siracusa, ma la grande spedizione ateniese del 415-413 a.C. finì in un disastro. Di quest'indebolimento dei Greci approfittò Cartagine per una ripresa in Sicilia, occupando nel 409 a.C. Selinunte e nel 405 a.C. Agrigento. Siracusa venne alla riscossa sotto il tiranno Dionigi il Vecchio, che però non spinse a fondo la guerra contro i Cartaginesi perché impegnato nella sottomissione delle città siceliote e nei tentativi espansionistici in Italia, ove si spinse fin nell'Adriatico superiore.
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