Provincia Gorizia - Regione Friuli-Venezia-Giulia - Regione Italiana

Gorizia (Gurize in friulano, Guriza nel friulano locale, Gorica in sloveno, Görz in tedesco) è un comune italiano di 35.946 abitanti[1], capoluogo dell'omonima provincia nel Friuli-Venezia Giulia. La città è punto focale di congiunzione fra il mondo latino e quello slavo e fra lo stato italiano e quello sloveno. La componente italiana si articola in massima parte in due grandi realtà linguistiche e culturali, quella friulana, originaria della città, e quella giuliana dovuta al passato asburgico della città e all'immigrazione di esuli dal dopoguerra in poi.
Alla confluenza delle due naturali vie di comunicazione tra oriente e occidente, le Valli dell'Isonzo e del Vipacco, importante luogo di transito già in tempi remoti, Gorizia è bagnata dal fiume Isonzo. La città si affaccia sulla pianura isontina circondata dalle dolci colline del Collio note per la coltivazione della vite e la produzione di ottimi vini.
Il nome di Gorizia compare tuttavia per la prima volta nell'anno 1001, in una donazione imperiale che Ottone III fece redigere a Ravenna, mediante la quale egli cedeva in parti eguali il castello di Salcano e la villa denominata Goriza (medietatem predii Solikano et Gorza nuncupatum), a Giovanni, patriarca di Aquileia, e a Guariento, conte del Friuli. La località è ricordata successivamente nel 1015 (medietatem unius villae que sclavonica lingua vocatur Goriza). Gli Eppenstein ressero Gorizia fino al 1090 e, a partire da tale data, la città fu governata prima dai Mosburg, poi dai Lurngau, una famiglia originaria della Val Pusteria imparentata con i conti palatini di Baviera. Con costoro si accrebbe la popolazione della città, costituita in massima parte da friulani (artigiani e mercanti), tedeschi (impiegati nell'Amministrazione) e sloveni (agricoltori), questi ultimi insediati generalmente nelle zone periferiche e nei villaggi limitrofi. La bellicosità di tale famiglia, unitamente a una saggia politica matrimoniale, permise alla contea, nel suo periodo di massimo splendore (seconda metà del XIII e primi decenni del XIV secolo) di estendersi su gran parte del nord est italiano (comprese per un breve periodo anche le città di Treviso e Padova in Veneto), su parte occidentale dell'odierna Slovenia e su alcune zone dell'attuale territorio austriaco. Basti pensare che la massima, se non unica, zecca della Contea di Gorizia era situata a Merano, e che i suoi conti avevano fissato la propria residenza abituale nella città austriaca di Lienz.
Durante il regno di Enrico II (1304-1323) l'abitato, che ormai aveva acquisito delle connotazioni tipicamente urbane, ottenne il rango di città. Nei primi decenni del secolo successivo, l'assorbimento dello Stato patriarcale di Aquileia da parte della Repubblica veneta, indusse i conti di Gorizia a richiedere al doge l'investitura feudale (1424). Con tale atto essi si riconobbero vassalli della Serenissima, Stato successore del Patriarcato. Nel 1455 vennero incorporati a Gorizia, mediante l'estensione dei privilegi cittadini, anche i quartieri non murati della zona meridionale (la cosiddetta Città bassa), abitati in parte da sloveni.

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