Provincia Foggia - Regione Puglia - Regione Italiana

Foggia (IPA: ['fɔdʒ:a], Foggë , IPA: ['fɔdʒ] in foggiano) è un comune italiano di 152.897 (73.531m; 79.366f) abitanti capoluogo della provincia omonima in Puglia.
È il terzo comune più popolato della regione ed il ventiquattresimo nella classifica nazionale, è sede arcivescovile metropolitana e dal 1999 sede universitaria[2].
Situata nel Tavoliere delle Puglie, Foggia mantiene la spiccata vocazione agricola che per secoli l'ha resa un importante centro commerciale. Sino ai primi anni del XIX secolo fu sede della Regia Dogana delle pecore, che regolamentava la pastorizia degli Abruzzi e della Capitanata. Nonostante i vari terremoti susseguitisi nel corso dei secoli ed i bombardamenti subiti durante il secondo conflitto mondiale, che provocarono circa 20000 vittime civili (quasi un terzo della popolazione dell'epoca), conserva un importante patrimonio artistico ed architettonico, concentrato soprattutto nella parte antica della città.
Secondo l'opinione più diffusa, il nome Foggia deriverebbe dal latino fovea, cioè "fossa". Ma "fossa" non è da riferirsi, come pure generalmente si fa, alle fosse granarie, dal momento che il Piano delle fosse foggiano, che sorgeva da Piazza Piano della Croce fino a via Conte Appiano e via Repubblica, risale al secolo XVII ed è quindi indubbiamente estraneo alla nascita della città e del toponimo.
Fovea, invece, rimanda più verosimilmente a "una fossa" intesa come "bacino imbrifero" (forse foce di un ruscelletto), probabilmente quello attestato nella leggenda dell'Iconavetere e richiamato dallo stemma cittadino.
Legato, inoltre, alla leggenda dello scoprimento dell'icona della Madonna kirjotissa (collegata a una forma mitica diffusa in area adriatica e greca e che trova confronti nella nascita di Venere dalle acque), e in particolare alle fiammelle galleggianti sull'acqua, è l'ipotesi, peraltro improbabile, secondo cui il nome della città deriverebbe da fuoco e, conseguentemente, dal titolo del santuario dell'Iconavetere, Sancta Maria de Focis, che tuttavia significa "Santa Maria della Foce", e non "dei Fuochi".
Lo Statuto comunale, all'articolo 2, recita: «Il comune di Foggia ha come segno distintivo lo stemma riconosciuto con decreto in data 3 giugno 1941 ed iscritto nel libro araldico degli enti morali. Lo stemma, riproducendo tre fiammelle campeggianti sulle acque dell'antico lago, ricorda il ritrovamento del Sacro Tavolo di Maria Santissima Iconavetere, episodio profondamente radicato nella storia civile, nella tradizione popolare e nella cultura religiosa della città».
Originalmente, tuttavia, l'arma civica rappresentava, più semplicemente, campo d'acqua in basso e una parete di fuoco in alto (elementi cui sono legati i colori ufficiali della città: il blu e il rosso), come si rileva dalla più antica testimonianza dello stemma pervenutaci, risalente al secondo Cinquecento e accompagnata dalla illuminante didascalia: «L'arma è aqua et fuoco perché, sotto ogni poco che si cava sottoterra, si trova aqua [e] lo sopra è caldo fa da mille fuochi». È solo alla fine del Seicento, infatti, che lo stemma si trasformò definitivamente assumendo l'attuale connotazione mariana: l'originaria parete di fuoco fu scissa in tre fiammelle e l'acqua fu collegata al lago della tradizione, interpretandosi l'emblema come esplicita allusione al ritrovamento dell'Iconavetere.
Nonostante sia legalmente riconosciuta solo la versione standard approvata nel 1941, con scudo sannitico e corona turrita, è tuttora assai diffusa (anche istituzionalmente) la variante barocca dello stemma, con scudo accartocciato e corona marchionale, riprodotta qui a lato.
Il gonfalone cittadino è un drappo rettangolare troncato di rosso e di blu, riccamente ornato di ricami dorati e caricato dello stemma civico (in forma standard) coll'iscrizione centrata in oro: «Città di Foggia». L'asta del gonfalone è ricoperta di velluto rosso e blu con bullette dorate poste a spirale.
Le origini, la grande Arpi e l'età tardo-medievale [modifica]
Le origini di un insediamento umano nella zona si hanno già dal Neolitico, con villaggi risalenti al VI millennio a.C., in località Passo di Corvo[6] (nell'omonimo Parco Archeologico nella Frazione di Arpinova), nella zona Salice Nuovo/San Lorenzo/Pantano, negli scavi della Villa Comunale e in quelli nell'area dell'ex Ippodromo, e con i siti archeologici di Arpi (in greco Argos Hippium), risalenti al III millennio a.C., come l'Ipogeo della Medusa e la Necropoli[7], sempre in Località Arpinova. Arpi era una delle più grandi ed estese città italiote, avendo anche migliaia di soldati a disposizione, ricca e forte anche per la sua posizione geografica e per l'intenso commercio che svolgeva con le città vicine. La prassi dell'agricoltura era abituale tra gli abitanti della zona, favoriti anche dalla fertilità del tavoliere e dalla sua conformazione completamente pianeggiante.[7][8]
La zona, tuttavia, era paludosa e malarica[9] e si dovette aspettare fino al XI e XII secolo, sotto la dominazione normanna, per vedere dei miglioramenti nella zona sotto questo punto di vista. Arpi era ormai scomparsa e Roberto il Guiscardo fece bonificare un'ampia zona acquitrinosa, dando alla città un impulso economico e civile che crebbe ulteriormente nel periodo di Guglielmo il Buono.[10]

http://it.wikipedia.org/wiki/Foggia

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