Paura nucleare, emergenza in tre centrali

Il Giappone è un paese piegato, ma non domo. Con voce grave, il primo ministro nipponico Naoto Kan ha chiesto oggi ai cittadini uno sforzo collettivo per risollevare il paese che, dopo il devastante terremoto/tsunami di due giorni fa, dovrà affrontare la peggiore crisi da 65 anni a questa parte, ovvero dalla fine da quella guerra del Pacifico che fu conclusa con i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.

"Vi prego di considerare la situazione attuale la più grave crisi degli ultimi 65 anni", ha affermato il capo del governo di Tokyo parlando alla stampa dal Kantei, la residenza del primo ministro. Kan ha richiamato alla memoria lo sforzo collettivo dei giapponesi per ricostruire il paese in pace. "Unendo le forze, aiutandosi a partire da parenti e amici, superiamo questa crisi, ricostruiamo il Giappone. E' questa la preghiera che faccio a ciascuno di voi".

Kan non ha nascosto la gravità della situazione e ha ringraziato la popolazione per la "freddezza" che sta dimostrando. Il "Grande terremoto del Giappone orientale", come comincia a essere definito, ha fatto un numero ancora imprecisato di vittime. Certamente, secondo i dati ufficiali, si è già superato di gran lunga i mille morti, ma le proporzioni rischiano di essere molto più catastrofiche, se verranno confermati i timori delle autorità della prefettura di Miyagi, che solo in quell'area, parlano di più di 10mila morti.

Accanto al soccorso della popolazione, che pare andare a rilento, oggi il governo deve affrontare due emergenze: quella nucleare e quella del rifornimento elettrico. Il sisma ha costretto al blocco le centrali nucleari dell'area colpita e ha provocato danni. Resta critica la situazione alla centrale Fukushima-1 dove, dopo l'esplosione nell'edificio del reattore numero uno di ieri, si teme che possa essercene un'altra nell'edificio del reattore numero 3.