Favino e Accorsi sulle tracce di Sordi e Manfredi

Pierfrancesco Favino e Stefano Accorsi tornano sulle tracce di Alberto Sordi e Nino Manfredi nel Continente Nero. In 300 sale arriva dal 4 marzo 'La vita facile' di Lucio Pellegrini, una commedia ambientata in Kenya che ricorda molto, per le atmosfere e la recitazione (specialmente quella di Favino) il capolavoro di Ettore Scola 'Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa?' con Alberto Sordi e Nino Manfredi.

Presentata oggi a Roma, la pellicola racconta l'arrivo in un ospedale africano dove esercita da 12 anni un medico, Luca Manzi (Stefano Accorsi), del suo amico e collega Mario Tirelli (Pierfrancesco Favino), in Kenya ufficialmente per fare un'esperienza di volontariato di alcuni mesi con l'amico.

Quando giunge nella missione la moglie di Mario, Ginevra (Vittoria Puccini), si scoprirà che il motivo del viaggio in Africa del medico non è così nobile come sembra. I personaggi, man mano che la trama si dipana, svelano aspetti e caratteristiche insospettate che spiazzano lo spettatore fino alla chiusura, del tutto inattesa.

Il cast diretto da Pellegrini - oltre ai protagionisti ci sono anche Camilla Filippi, Ivano Marescotti, Angelo Orlando - è in stato di grazia, con un Pierfrancesco Favino sempre più convincente nel ruolo dell'italiano medio, meschino e cinico, perdente nella certezza di essere un vincente, tipico delle commedie italiane degli anni '60 e '70, quelle che hanno dato lustro e fama al cinema italiano.

"E' certamente un omaggio a una certa commedia italiana - ammette Favino durante l'incontro con la stampa -. Siamo tornati a fare quel tipo di personaggi ed èun po' triste che a tanti anni di distanza siano ancora attualissimi. Io non so se Sordi o Manfredi si ispirassero agli italiani dei loro tempi, ma di certo noi lo facciamo. Se poi la mia recitazione ricorda quella loro - aggiunge - posso dire che io faccio questo mestiere perché c'erano quegli attori e di certo mi hanno influenzato. Non ho comunque pensato a modelli di riferimento, ma quello della grande commedia italiana è un cinema di riferimento".